«Chi sono? Cosa voglio veramente?». Queste le domande che hanno spinto la naturopata ortonese Dea Iezzi, nel 2018, a intraprendere il Cammino di Santiago. Dopo un intervento chirurgico al piede sinistro, cui è seguito un breve recupero, Dea ha iniziato questa avventura, percorrendo nelle Asturie 343 chilometri.

Un’esperienza che le ha dato molto e che, successivamente, è diventata un libro, “Il cammino inizia a Santiago” (PAV Edizioni). Una «sfida continua» in cui ha affrontato tutti i suoi limiti, sia del corpo che della mente, ma che si è rivelata estremamente preziosa, aiutandola a prendere nuova consapevolezza di sé. Santiago de Compostela, la meta agognata, si è rivelata soltanto l’inizio.

«Ho scoperto il Cammino di Santiago tanti anni fa, durante una vacanza in Germania. Mi ha incuriosito e da allora non ho mai smesso di pensarci. Ma, come dicono tutti, è il Cammino che ti sceglie, e infatti sono passati anni prima che sentissi il bisogno di intraprendere questo viaggio in solitaria. Sentivo il bisogno di allontanarmi, in un periodo di cambiamenti, ed è stata la scelta giusta. Il Cammino mi ha schiarito le idee e regalato nuovi punti di vista» racconta Dea al Giornale di Chieti.

C’è un ricordo particolarmente significativo legato a questa esperienza che vuoi condividere?

Sicuramente uno dei più interessanti è stato l’incontro con José Antonio Garcia Calvo, un ex marinaio, ora pellegrino, che ha percorso oltre 95.000 km per visitare tutti i santuari del mondo, per un Voto fatto alla Madonna a seguito di un incidente in barca, che è costato la vita a tutti i suoi colleghi.

Hai dichiarato che una tua fonte di ispirazione è Tiziano Terzani. Cosa ti ha insegnato?

Mi è sempre piaciuto leggere Tiziano Terzani per la sua scrittura così chiara e diretta e per come viveva la vita. In uno dei suoi libri racconta un episodio di quando, prigioniero, gli puntano un fucile in faccia e lui ride, nonostante la paura ride, e questo lo salva. Questo episodio racchiude un po’ il suo approccio alla vita: coraggio e positività.

Come presenteresti il tuo libro?

È il diario di viaggio di una ragazza qualunque. Chiunque lo legga può immedesimarsi negli alti e bassi incontrati lungo il percorso e, chissà, magari può prendere coraggio e partire.

“Il cammino inizia a Santiago” arriva a distanza di due anni dalla tua esperienza. Cosa ti ha spinto a darlo alla luce?

In realtà questo libro non aveva le pretese di essere tale, era solo una raccolta di appunti di viaggio. Un po’ per gioco, consigliata da altri, ho inviato i miei appunti a delle piccole case editrici. Inaspettatamente, una casa editrice laziale, PAV Edizioni, si è mostrata interessata al mio racconto e ha deciso di pubblicarlo. Per me è stata una sorpresa, mi piace pensare che il libro sia nato da solo al momento giusto, proprio come il Cammino, che è arrivato a distanza di anni.

Cosa ami del tuo lavoro?

La figura del naturopata è ancora abbastanza sconosciuta, questo rende le cose un po’ più difficili, ma la cosa bella è proprio una visione di salute diversa. Siamo abituati a spegnere i sintomi con farmaci di ogni genere, la naturopatia invece legge il sintomo come un messaggio che il corpo vuole inviare e spesso la causa non risiede nel corpo, ma nella sfera emotiva o nello stile di vita. La salute non è solo assenza di malattia, ma un completo stato di benessere psico-fisico e il naturopata ti giuda verso il raggiungimento di questo benessere.

Dea Iezzi (Ortona, 1987) naturopata, operatrice del benessere. Studia alla scuola di Naturopatia di Pescara, diplomandosi con il massimo dei voti. Dopo il diploma, avvia il suo studio di naturopatia, dove si prende cura del benessere psico-fisico delle donne. Dopo aver percorso, nel 2018, le due varianti del Cammino di Santiago, Primitivo e Inglese, e la Via degli Dei in Italia, scrive il suo primo libro,  “Il Cammino inizia a Santiago”.

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