Franco Zappacosta

Sul retro di copertina è impressa una citazione di Albert Camus: “Non c’è un altro posto nel mondo dove l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio”.

“Centenario Chieti Calcio 1922/2022” è un appassionato libro dedicato al primo secolo di vita della squadra neroverde, scritto a quattro mani dai giornalisti Franco Zappacosta e Giuseppe Rendine. Il volume, fresco di stampa, è stato pubblicato da Edizioni Il Viandante di Arturo Bernava.

Teatino doc, Franco Zappacosta ha iniziato a seguire il Chieti Calcio da giovanissimo, fino al trasferimento a Torino, dove ha lavorato come redattore nella sede del quotidiano “Tuttosport”, fino al pensionamento. Una passione, quella per la squadra neroverde, che però non si è mai spenta: il giornalista sportivo da due anni è, infatti, tornato a raccontare le partite della compagine teatina.

«La citazione di Camus sul retro di copertina sintetizza al massimo l’essenza dell’emozione che uno spettatore può trovare in uno stadio seguendo una partita di calcio, la gioia intima che l’appassionato prova, in ogni stadio piccolo o grande che sia, di fronte a una partita di qualsiasi categoria» spiega Zappacosta al Giornale di Chieti. «Non ci si deve trovare necessariamente davanti al grande spettacolo: anche una partita di categoria inferiore può regalare emozioni a un appassionato del gioco del calcio».

Lei ha debuttato come cronista sportivo nella stagione d’oro del Chieti Calcio, la stagione 1963-1964. Che ricordi ha degli inizi?

Ero giovanissimo, frequentavo l’ultima classe del Liceo Scientifico “Masci”. Tramite un amico, cominciai a frequentare la redazione teatina del quotidiano “Il Tempo”, che era in Corso Marrucino. Nell’estate del ‘63 ho iniziato a seguire il Chieti allenato da Tom Rosati, che fu protagonista di una stagione straordinaria, conclusasi con il secondo posto alle spalle del Trani, con due punti di distacco.

Il Trani guadagnò la promozione in serie B. Fu una stagione tanto esaltante quanto sorprendente, che resta nella memoria collettiva di quanti l’hanno vissuta. Ho seguito il Chieti fino a quando mi sono spostato a Torino per lavoro nell’87 e sono tornato a seguirlo da un paio d’anni. L’ho seguito da giovane cronista e lo sto seguendo ora, da cronista più maturo.

Il libro “Centenario Chieti Calcio 1922/2022” è scritto a quattro mani con il collega Giuseppe Rendine e racconta il secolo di vita della squadra neroverde. Come vi siete divisi il lavoro?

Nel libro racconto la squadra dall’anno della sua nascita fino all’arrivo del compianto patron Mario Mancaniello. Ci siamo divisi il lavoro cronologicamente: io mi sono occupato della prima parte, che va dall’anno della fondazione fino a poco più della metà degli anni Ottanta, mentre Giuseppe ha raccontato la parte successiva, fino al campionato attuale. È una narrazione completa della squadra e della società. Ognuno di noi ha seguito un percorso di ricerca e di scrittura, ci siamo riuniti nel momento in cui abbiamo dovuto saldare le due parti.

La stagione 1963-1964 è stata protagonista di un altro suo lavoro, “Tom e un miracolo neroverde”…

È stato un qualcosa che tenevo sempre nel cassetto della memoria: la mia prima stagione giornalistica. A “Tom e un miracolo neroverde”, che racchiude anche una parte statistica con i tabellini e le rose delle squadre partecipanti, è seguita la biografia di Ezio Volpi, l’allenatore più amato dai tifosi del Chieti Calcio, che hanno voluto che la curva dello Stadio Angelini fosse dedicata alla sua memoria.

Volpi era poco incline a stare sotto la luce dei riflettori, non ci sono molte notizie sulla sua vita e sul suo percorso professionale. Ho quasi voluto sottrarlo all’oblio, perché ci si rendesse conto del suo lavoro. È bello sottolineare che vinse quattro campionati di Serie C2, da nord a sud.

Credevo di aver terminato il mio compito di narratore, invece è arrivata questa terza fatica.

È la prima volta che mi trovo a lavorare in tandem, è stata un’esperienza positiva. Rendine è un collega molto attento e rigoroso, caratteristiche che sono anche le mie quando lavoro.

Cosa rappresenta per lei il Chieti Calcio?

Una grande passione, una grande emozione ogni domenica. Non importa la categoria, non importa quale sia l’avversario: l’emozione, il coinvolgimento è sempre assoluto e totale, c’è poco da fare. Quello che importa è esserci, partecipare e palpitare di fronte a quello che vedi. Ho lavorato per “Tuttosport” fino alla pensione. Da qualche anno sono tornato a vivere a Chieti e alla mia prima infatuazione sentimentale giovanile: la squadra neroverde.

Beppe Rendine

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