Il Piccolo Teatro dello Scalo è certamente uno dei luoghi culturali più rilevanti del territorio scalino. La bellezza e l’arte di un teatro, oltre a svolgere un’azione di intrattenimento, hanno il potere di recare benefici alle comunità e alla società intera. Oggi ne parliamo con Giancamillo Marrone, il direttore artistico del Piccolo Teatro.

Direttore Giancamillo Marrone, partiamo dalle origini. Come è nato il Piccolo Teatro dello Scalo?
Nel 1985, insieme ad altri miei compagni appassionati di teatro, abbiamo fondato l’Associazione culturale il Canovaccio. Un giorno siamo andati a fare uno spettacolo teatrale alla Villa Comunale di Chieti e passando lungo il viale abbiamo notato un manifesto. Era un bando del Teatro Marrucino per un corso professionale di teatro finanziato dai Fondi Sociali Europei della Regione Abruzzo. Così abbiamo partecipato a questo percorso accademico di formazione e in seguito abbiamo iniziato a organizzare i primi laboratori teatrali. La sede del Piccolo Teatro è stata inaugurata nel Dicembre 2008, grazie all’imprenditore Nicola Sebastiani, che mettendo a disposizione i propri locali ci ha permesso di realizzare il Piccolo Teatro dello Scalo.

Grazie a una sua idea sta prendendo forma un nuovo progetto di un Teatro di Legno, molto più grande, con una capienza di 258 posti. L’area del progetto riguarda Via Pescasseroli a Chieti Scalo, vicino l’attuale teatro. Perché è importante questo progetto?
Questo è un progetto di ampliamento del nuovo Piccolo Teatro dello Scalo “Nicola Sebastiani”. L’associazione e il Comune di Chieti sono uniti per realizzare questa opera dai fondi del PNRR. Il nuovo teatro diventa una necessità nella vallata. La città è dallo Scalo che ha bisogno di ripartire in modo deciso e determinante. Noi abbiamo un pubblico molto ampio che proviene dall’area della Valpescara, quindi investendo su questo progetto potremmo a sua volta richiamare sempre più persone e rivalorizzare le attività culturali che si trovano anche nella parte alta della città.

Entriamo dietro le quinte del Piccolo Teatro. Nel laboratorio teatrale Lei usa la metodologia di Grotowski e Stanislavskij. Vuole dire qualcosa al lettore riguardo questi metodi?
Il libro “Per un teatro Povero” del regista polacco Grotowski è diventato il mio punto di riferimento pedagogico. Le tecniche teatrali ideate da Grotowski sottopongono l’attore ad un vero è proprio allenamento. L’attore lavora su se stesso, sul corpo e sulla voce. Nel Piccolo Teatro c’è un rapporto diretto tra attore e pubblico, e infatti lo spettatore si ritrova proiettato dentro la scena, e questa formula Grotowski la chiamava teatro laboratorio. Dal regista Stanislavskij ho preso il lavoro dell’attore sul personaggio. Se io mi dovessi trovare in quella situazione come tirerei fuori il mio personaggio? Queste sono le tecniche che cerco di trasmettere, ma sempre restando se stessi. Bisogna conoscere meglio se stessi, così si è più liberi nel gioco teatrale.

Quali sono gli spettacoli prossimamente in scena al Piccolo Teatro?
Per la stagione estiva stiamo preparando un lavoro di laboratorio dell’autore Achille Campanile, considerato da Umberto Eco uno dei maggiori umoristi del Novecento. Stiamo lavorando anche all’adattamento di “Assassinio sull’Orient Express” di Agatha Christie. Poi anche quest’anno proporremo una nuova versione dell’Antologia di Spoon River. Invece con il gruppo dei più piccoli stiamo preparando un adattamento di Gianni Rodari da “Il Barone Lamberto”.

Terminiamo con una frase che secondo Lei riassume il mondo del teatro.
Tra le frasi più belle mi ha colpito molto quella dello scrittore francese Victor Hugo che diceva: “Il Teatro non è il paese della realtà: ci sono alberi di cartone, palazzi di tela, un cielo di cartapesta, diamanti di vetro, oro di carta stagnola, il rosso sulla guancia, un Sole che esce da sotto la terra. Ma è il paese del vero: ci sono cuori umani dietro le quinte, cuori umani nella sala, cuori umani sul palco”.

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