Una mozione consiliare a prima firma Barbara Di Roberto, Del Luca Valentina entrambe del Partito Democratico, e Giulia De Gregorio Porta del gruppo Chieti per Chieti, con un impegno di interlocuzione istituzionale presso la Regione Abruzzo, sulla definizione certa ed efficace dell’iter col quale le donne vittima di violenza possano effettuare tamponi rapidi per la presa in carico nei Centri Anti-violenza in generale, e presso la struttura teatina in particolare, è stata presentata con l’approssimarsi dell’8 marzo e verrà discussa in Consiglio comunale a Chieti. “L’8 marzo ricorre la Giornata Internazionale della Donna”. L’8 marzo è la data che viene dedicata alla cosiddetta Festa della Donna, in una voluta celebrazione spesso costellata di doni floreali e cioccolati, da un chiaro sapore, però, dolce-amaro. Il nostro pensiero va infatti al senso di tale ricorrenza, lì dove ci si chiede la necessità, ancora attuale, di voler festeggiare appunto ciò che si dovrebbe dare ormai per scontato: ossia la Donna come Persona che ha valore e valenza in sé, nei molteplici ruoli e nelle varie importanti funzioni con cui contribuisce alla crescita sociale, culturale e politica del Paese” – scrivono le tre consigliere.
“Soprattutto il pensiero va oggi, in questa triste emergenza sanitaria da pandemia Covid-19, alle donne vittime di violenza. Donne che proprio a causa delle restrizioni e dall’isolamento sociale dovute dalle prescrizioni per evitare i contagi, risultano essere ancora più vittime di vessazioni e violenze psicologiche, economiche e soprattutto in pericolo di incolumità fisica. Anche loro, purtroppo, potrebbero ricevere cioccolatini e fiori nell’ormai noto quadro che caratterizza il fenomeno della violenza di Genere nella realtà per la quale il maltrattante ha sempre le note “chiavi di casa”. “La nostra mozione consiliare allora- sottolineano le consigliere – , risponde all’esigenza riscontrata di poter garantire l’immediata presa in carico dei Centri Antiviolenza, di Chieti in primis, di quelle donne che finalmente approdano alla denuncia presso le forze dell’ordine, oppure che alle altre strutture della Rete antiviolenza si rivolgono, con l’effettuazione di un immediato e gratuito tampone antigenico veloce presso strutture sanitarie definite e certe, nonché sempre disponibili. Perché questo, l’esito negativo del tampone, è quanto richiesto alla donna per poter essere accolta presso le strutture di accoglienza e Case Rifugio del territorio; oppure presso Case Covid in caso di tampone positivo che, in tal caso, farebbe attivare il protocollo Asl, in una situazione comunque di protezione e sicurezza per la donna vittima di violenza”. La Regione Abruzzo, con Ordinanza n. 104 del 25 novembre 2020, sembra aver disciplinato tale possibilità di accesso, e tutela immediata, ricomprendendo le donne vittime di violenza nella definizione di “fragilità”. A ben vedere però, a partire da quella data in cui si ricordava la Giornata di contrasto alla Violenza di Genere, non vi è stata nessuna individuazione e comunicazione sui territori (neanche per il tramite di Asl o Ente locale) di quali fossero i laboratori pubblici e privati, i medici eventuali, i modi e i luoghi per effettuare tamponi di screening rapidi per quelle donne a cui si è semplicemente detto: ne avete diritto gratuito con autocertificazione qui allegata. Sappiamo di alcune situazioni di emergenza e di intervento tempestivo di fatti accaduti proprio nella nostra città. Apprendiamo che il nostro Assessorato al Sociale si rende sicuramente disponibile ad attivare supporto e sostegno per quanto di sua iniziativa e competenza. Abbiamo constatato la disponibilità e la volontà del nostro Assessorato alla Sanità e Pari Opportunità a farsi carico della possibile risoluzione del problema. Come consigliere della nostra città – concludono – , chiediamo a tutta la nostra amministrazione e alla nostra Assise istituzionale di farsi interlocutore attivo e proattivo presso la Regione Abruzzo affinché chiarisca e predisponga nel più breve tempo possibile l’intera procedura e modalità con le quali le donne vittima di violenza possono oggi vedere tutelato e garantito proprio quel diritto loro riconosciuto da un’Ordinanza che poco ha aiutato o risolto in questi lunghi mesi”.

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